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RELAZIONE FINANZIARIA ANNUALE – BILANCIO SEPARATO AL 31 DICEMBRE 2025
RELAZIONE FILOSOFICA E STRATEGICA DELL’IMPRESA
O miei diletti giovani,
ogni giorno penso a voi come al centro del mondo; quando ero bambino i miei occhi erano fissi sui miei genitori,
e dalle loro azioni, proprio nei primi anni, imparai le regole della vita, quelle regole che l’istinto, secondo natura,
non mi aveva saputo dare.
Guardo a voi, giovani, e vi vedo nel tempo passato e nel Tempus novum che sta per arrivare.
Dobbiamo nutrirci della speranza, ma questa da sola forse non è sufficiente, e allora dobbiamo anche mettere in
pratica l’azione, come una sorta di umanistica rivoluzione illuminata dalla memoria, e fissa sul domani, perché il
futuro è una promessa, e il dono che ci aspetta, che aspetta voi, donne e uomini del domani, dobbiamo desiderarlo;
a questo servono i valori, che danno il senso alla vita.
Per decine di secoli abbiamo avuto valori che oggi a volte sono messi in discussione; si parla di cambiamento,
si parla di adattamento al cambiamento come unica strada per essere felici; ma è anche vero che i valori fanno
comunque parte dell’umana condizione, e per questo hanno dimora nell’eterno. Di certo senza di essi il Tempus
novum che ci attende diventerebbe una vana chimera; i filosofi antichi ci hanno detto che la felicità non è un diritto,
ma un desiderio legittimo al quale aspirare, un fine che si raggiunge con l’armonia del cuore e della mente.
Se vi è una parte della vita dove nascono i valori questa è la giovinezza, quando ogni sentimento, ogni ardire, ogni
passione è tutt’uno con il vigore strepitoso della natura, quello che ci dona i tramonti infuocati, le aurore sublimi, il
vento, il sole e il profumo di mille e mille fiori che nascono spontanei nei campi chissà da quale parte del mondo.
Vedo voi, o giovani, come uno di quei fiori, anche voi pieni di vigore, profumati dei vostri sogni e dei lontani
orizzonti che la vostra anima abita. La giovinezza mi sembra il luogo più incantato e più ferace; ogni ricordo mio
di quei tempi è intriso di qualche eccesso di significato che oggi appena percepisco in momenti speciali; ma so che
nulla è più come prima, quando nell’immaginazione una semplice barchetta intagliata nel legno diventava un piro-
scafo che attraversava l’oceano, e quel pezzo di legno significava molto di più della sua forma e della sua materia.
A volte si vede intorno a noi come un mal dell’anima, una mancanza di desiderio, ma Platone, nel poetico mito
di Poros e Penia, genitori di Eros, ci ha raccontato con parole incantate che il desiderio è figlio della mancanza.
Amare mi sembra una condizione sublime, ma se volete che viva a lungo, fate in modo di mancare un pochino alla
persona che amate.
Non so, o miei cari giovani, se queste parole accarezzino la vostra anima, ma se vorrete desiderare il Tempo nuo-
vo, se lo renderete reale e vivo, dovrete abitarlo con quella misura che i greci ci hanno insegnato, a poco a poco,
rispettandolo come figli del Creato, così non brucerà nel vento, ma vivrà in eterno; tutto questo, ne sono convinto,
non può accadere senza una umanistica rivoluzione, e voi ne potrete essere il motore.
Ricordatevi che la scuola, per voi, è un privilegio, perché fino ad una certa età vi educa, e poi vi istruisce; siate grati
alla scuola, che vi porta vicino ai libri, e anche quelli, per desiderarli, è bene che manchino un poco, e li si ameran-
no di più se per leggerli dovremo andare a cercarli in una biblioteca, magari prenderli in prestito, e li terremo con
la massima cura, perché presto dovremo riconsegnarli.